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6 consigli per un soundcheck perfetto

Suonare su un palco con un impianto da migliaia di watt, è decisamente un’esperienza elettrizzante per noi musicisti. Talvolta, però, il passaggio dal club ai palchi grandi può rivelarsi uno step traumatico se non si considerano una serie di aspetti fondamentali.

Un buon soundcheck può rivelarsi la chiave di un concerto ben riuscito ma, soprattutto, il segreto per una performance appagante e priva di stress.

Ecco una serie di consigli per semplificare il soundcheck e renderlo il più produttivo possibile.

1. Assumiti la responsabilità del tuo sound.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo l’invenzione del profiling, ma già lo abbiamo visto nell’era dei sistemi a rack, si sta insinuando ancora di più tra i chitarristi l’idea che le macchine possano fare il suono. Sarò all’antica, ma penso ancora che il 90% del suono venga dalle mani, e che un p.a. sia una lente di ingrandimento che amplifica ogni aspetto positivo e negativo di quello che noi stessi riusciamo a tirare fuori dallo strumento. Se quello che produci con chitarra ed amplificatore da soli non è efficace, passarlo in un profiler non ti risolverà il problema. Imparare a gestire il proprio strumento e le sonorità che produce, è qualcosa che puoi imparare proprio come la tecnica o la lettura.

Chiedi al tuo insegnante di inserire nel tuo programma di studio una serie di lezioni dedicate al tocco ed all’effettistica.

2. Non è una sessione di prova né una jam session.

Non sei sul palco per ripetere il repertorio o per giocare, ma per ascoltare e migliorare l’ascolto. Ricordo i tour con un artista che sistematicamente usava il soundcheck per divertirsi a suonare le canzoni dei Pink Floyd, ma lo faceva rivolto verso il batterista, senza prestare attenzione al fonico di palco che cercava di sistemargli l’ascolto nei monitor…il risultato? Una stagione intera con l’artista che sbraitava durante il concerto perché non sentiva la voce.

3. Il  tuo ascolto non è quello del pubblico.

Sistematicamente, ad ogni soundcheck, ho la sensazione che la mia chitarra suoni piccola e nasale, anche se, il suono che avevo programmato nel mio studio, era (a mio avviso) enorme. Dopo anni ad arrovellarmi sul problema, ho capito che i monitor sono progettati per proiettare (in termini sonori) tutti gli elementi che garantiscono la definizione e le articolazioni del suono al musicista, ma non il corpo e le basse frequenze, elementi che su un palco risulterebbero problematici da controllare e fastidiosi per il fonico.

Al contrario, le casse utilizzate per il pubblico sono progettate per riprodurre tutte le frequenze nella loro integrità e garantire alla platea un ascolto pieno e completo.

4. I preset non funzionano.

Quando prepari il tuo suono a casa o in studio, tieni presente che i posti e i palchi in cui suonerai, non sono tutti uguali. Differenti ambienti sortiscono differenti risultati sul tuo suono ed è per questo motivo che ti suggerisco di non confidare troppo nei preset, ma di ascoltare di volta in volta come cambia il tuo suono in base all’ambiente in cui ti trovi ed apportare le modifiche necessarie per ottimizzarlo. 

5. Il fonico non lavora per te, lavora con te.

Appena arrivi sul palco, presentati al fonico e sii educato: lui ha in mano l’esito del tuo concerto.

Confrontati in maniera educata sulle tue esigenze ed ascolta quello che ha da dirti circa l’impianto su cui suonerai e rispetto a come suona l’ambiente. Quando sali sul palco, presta attenzione a ciò che ha da dirti riguardo all’equalizzazione del tuo ampli ed i livelli tra i vari preset. Fidati di quello che fa, anche se ti chiede dei tagli folli di frequenze, è probabile che abbia le sue ragioni che tu dal palco non puoi capire perché hai un ascolto diverso da quello del pubblico.
Ricordo che negli ultimi anni di tour con gli Audio2, il nostro fonico mi chiese di modificare radicalmente l’eq del mio distorsore secondo dei parametri che non avrei mai osato immaginare. Ad un primo impatto rimasi interdetto fino a quando, sceso dal palco, ascoltai il backliner che suonava la mia chitarra ed il suono era incredibile!

6. Il suono cambia quando il posto si riempie di persone.

I corpi assorbono frequenze e risonanze. Un fonico questo lo sa mentre un musicista molto spesso lo ignora. Le piazze, o le grandi venues suonano scure e piene di riverbero quando sono vuote, ma si “asciugano” quando si riempiono.

Se anche tu vuoi condividere la tua esperienza riguardo al soundcheck, o hai bisogno di confrontarti su questo argomento con gli altri lettori del blog, lascia un commento di seguito e parliamone insieme…

 

Nel Blog

Ecco gli ultimi articoli pubblicati sul mio blog: tutti i consigli che avrei voluto e le considerazioni che mi sarebbe piaciuto fare quando ero un giovane chitarrista in fasce. Il terzo lunedì di ogni mese potrai trovare in questa sezione un nuovo articolo riguardo la Professione del Musicista, i Consigli per lo studio e qualche spunto per ritrovare Motivazione e creatività.